Gli sciacalli

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Per l'aspetto canino, gli sciacalli rappresentano nella grandiosa fauna africana l'elemento più familiare all'europeo. La forma armoniosa e minuta del corpo, le orecchie triangolari e ritte, il muso fine e lo sguardo scrutatore di questi animali ricordano, forse ancora più che un lupo o una volpe, i piccoli cani volpini domestici. Gli sciacalli infatti fanno parte dell'adattabile famiglia dei Canidi, sostituendo in vastissime zone calde e secche della regione etiopica i loro cugini più grandi: i lupi propri della regione olartica. Territoriali e sommamente attivi, gli sciacalli dominano su territori anche di tre chilometri e mezzo di diametro, i cui confini sono contrassegnati con l'orina e difesi dall'intrusione dei congeneri. Ma come presso quasi tutte le specie animali, i conflitti territoriali si risolvono di solito senza gravi scontri, bastando qualche dimostrazione aggressiva a far valere i diritti dei proprietari. Nel Serengeti si possono incontrare tre specie di sciacalli: lo sciacallo dalla gualdrappa (Canis mesomelas), lo sciacallo dorato (Canis aureus) e lo sciacallo striato (Canis adustus). Attorno al banchetto dei leoni, se l'osservatore si alza molto presto al mattino e ha la fortuna d'imbattersi nei resti di una zebra o di uno gnu solo parzialmente divorati, si possono identificare tutte le tre specie di sciacalli, le cui aree di distribuzione si sovrappongono soltanto nell'Africa Orientale. Lo sciacallo striato, più timido, prudente e indolente degli altri, è di preferenza notturno e solitario, per cui capita di percorrere vaste aree del suo habitat senza riuscire a vederlo; è più corpulento dello sciacallo dalla gualdrappa ed è caratterizzato anche dall'essere l'unica specie con l'estremità della coda bianca. Incontrando gli sciacalli attorno alle spoglie dei banchetti dei leoni e dei ghepardi, si potrebbe pensare che questi animali siano divoratori di carogne. In realtà, la loro somma adattabilità li porta a sfruttare tutte le possibili fonti di proteine. Si danno alla necrofagia dovunque esistano carogne, respingendo con violenti assalti i grandi necrofagi alati: gli avvoltoi. I licaoni errano fra i branchi degli Erbivori per divorare le placente all'epoca delle nascite, acchiappano i piccoli Roditori, scavando pazientemente le loro tane, mangiano uova di Uccelli e i pulcini di quelli che fanno il nido a terra; vanno instancabilmente a caccia d'insetti e non disdegnano bacche e altri vegetali. Ma il boccone più prelibato per gli sciacalli è il neonato di gazzella, per la cattura del quale pongono in atto una tecnica efficace nella quale il maschio e la femmina dei licaoni operano in collaborazione. Mentre uno dei membri della coppia provoca la gazzella sino a farsi caricare, l'altro aspetta il momento favorevole per gettarsi sul neonato, ucciderlo rapidamente e portarlo fuori dall'area difesa dalla madre. La pressione degli sciacalli sulle gazzelle non si limita ai neonati ma si estende anche agli esemplari giovani, che vengono inseguiti tenacemente fino alla resa per esaurimento. Nell'uccisione della preda gli sciacalli dorati si distinguono nettamente da quelli dalla gualdrappa. Questi ultimi vibrano un preciso morso alla gora, mentre gli sciacalli dorati di solito mordono la vittima ai fianchi e al ventre, come i licaoni. Il successo degli sciacalli nella caccia dipende in gran misura dal fatto se operano da soli o in coppia. In uno studio compiuto nel Serengeti si è potuto constatare che gli sciacalli solitari non riuscivano ad abbattere che il sedici per cento delle prede inseguite; operando in coppia, invece, ottenevano successi nel settantacinque per cento dei casi. Gli sciacalli dalla gualdrappa e gli sciacalli dorati, che sono le specie più diffuse nell'Africa Orientale, occupano habitat diversi, almeno per buona parte delle loro popolazioni. Gli sciacalli dalla gualdrappa preferiscono le zone arbustive, dove riescono a predare i piccoli Ungulati più efficacemente degli sciacalli dorati, dediti invece, in queste zone ricche di vegetazione, alla caccia degli insetti. Nelle pianure aperte gli sciacalli dorati sono buoni cacciatori di gazzelle giovani, come del resto gli sciacalli dalla gualdrappa che condividono anche queste zone, pur preferendo come si è detto, terreni arbustivi. Nelle steppe con cespugli spinosi, dove abbondano i termitai, lo sciacallo dalla gualdrappa pone la propria tana nell'interno di uno dei monticelli costruiti dalle termiti. Nelle pianure aperte, lo sciacallo dorato si limita a ingrandire e adattare le tane dei facoceri o degli oritteropi. Lo sciacallo dalla gualdrappa partorisce da due a sette cuccioli, dopo otto o nove settimane di gestazione, come lo sciacallo dalla gualdrappa. I piccoli nascono ciechi e aprono gli occhi all'età di nove giorni. Come in tutti i Canidi, sciacalli maschio e sciacalli femmina restano strettamente uniti durante l'allevamento e collaborano nell'educazione della prole. Durante l'allattamento la femmina resta con i cuccioli e il maschio va a caccia. Quando torna alla tana, tutto il gruppo familiare esce a ricevere lo sciacallo maschio con le code alzate e mugolando. Così stimolato, il cacciatore vomita una parte del cibo ingerito, che la femmina mastica di nuovo per darla poi alla prole. I piccoli sciacalli abbandonano presto le tane e si allenano alla caccia seguendo i genitori nelle loro scorrerie. A otto mesi cominciano a procurarsi direttamente il cibo ma continuano a dipendere dai genitori fino a dieci mesi o a un anno. Gli sciacalli non operano in branco. I gruppi più numerosi che si siano visti cacciare insieme sono famiglie nelle quali i cuccioli sono ormai prossimi all'emancipazione. Quando si vedono quindici o venti sciacalli riuniti, si tratta di individui attirati fuori del loro territorio dall'odore di una carogna o dagli avvoltoi. Non appena gli avvoltoi cominciano a calare sui resti di una gazzella abbattuta da un ghepardo si vedono spesso arrivare gli sciacalli da ogni parte. Al pasto si azzuffano e i bocconi migliori sono dei più forti. Una volta due sciacalli dorati giunsero contemporaneamente ai resti di una gazzella appena abbandonati da un ghepardo. Dopo un duello rapido e decisivo, il vincitore si mise a mangiare tranquillamente, mentre l'altro aspettava con pazienza la fine del pranzo. Nelle notti africane, i latrati degli sciacalli sono una nota indimenticabile per chi ama la grandiosità e il mistero dei grandi spazi del Continente Nero.