|
Lycaon pictus è il nome scientifico del licaone che, all'arrivo della spedizione, resta acciambellato, sulla soglia di un nero buco aprentesi nel suolo dell'arida prateria. Infatti il pelame è macchiato e l'aspetto ricorda alla lontana il lupo. Sarebbe legittimo denominare "lupo macchiato" - traduzione letterale del nome scientifico greco-latino - il licaone che alza la testa di tra le anche e contempla gli osservatori scientifici con occhi interroganti color dell'ambra. Ma le orecchie ritte, grandi, di forma arrotondata che ornano il cranio tozzo dai forti massete e dalla possente mandibola, e il pelame irsuto, giustificano anche il nome di cane iena datogli da alcuni autori, anche se il licaone non è imparentato filogeneticamente con le note divoratrici di cadaveri. All'improvviso il licaone solitario si alza, si stira pacificamente come un grosso cane, sbadiglia e puntando la testa in avanti parte verso un branco di dieci licaoni che si avvicinano al trotto sulla pianura. Arrivano tutti a coda alzata, le orecchie tese e l'aria vispa, si sbaciucchiano sulle labbra, mugolano di apparente soddisfazione e sferzano l'aria con i bianchi ciuffi delle code, in un tumultuoso saluto collettivo. Nei movimenti, nei gesti, persino nel mugolio, nel piglio socievole e disciplinato, questi animali ricordano i nostri cani. Il lupo è molto più solido, con zampe più corte e collo più grosso; più sproporzionato è completamente diversa. Chi abbia visto una muta di segugi che trotta allegramente, a coda alta, avviandosi a una battuta di caccia, può immaginare approssimativamente l'aspetto di questi licaoni. E' comprensibile che gli inglesi - che sono i migliori conoscitori del licaone usino le denominazioni di cani cacciatori (hunting dogs) o anche di cani selvaggi (wild dogs). Dal punto di vista sistematico il licaone è lontano sia dai cani sia dai lupi, e per la mancanza del quinto dito nelle zampe anteriori e per altri particolari anatomici sono stati classificati in un genere a parte. Useremo il termine licaone, o quello di cani cacciatori: cani per l'inconfondibile aria canina, e cacciatori per la primordiale condizione della loro esistenza errabanda che li ha resi famosi. La cosa più sorprendente degli undici animali che prolungano il loro amichevole incontro a venti metri dall'automobile dei naturalisti è il fatto che non c'è un licaone con lo stesso pelame di un altro licaone: in alcuni licaoni è scurissimo, nero sporco, con piccole macchie bianche e rugginose; in altri licaoni, tre colori, il nero, il giallo ruggine e il bianco si combinano più equilibratamente; in un paio di licaoni tende all'arancione. Ma tutti i licaoni hanno la punta della coda bianca, eccetto una femmina di licaone che forse l'ha persa in un incidente. L'esame della loro anatomia e gli agili movimenti fanno comprendere che questi licaoni sono eccellenti corridori, imbattibili campioni di resistenza della fauna africana. La testa risulta relativamente pesante per il grande sviluppo dell'apparato masticatore ma corpo e arti sono asciutti, muscolosi, perfettamente atti a consentire un'andatura rapida e sostenuta per molti chilometri. La vistosa differenza d'aspetto dei vari licaoni del branco ha reso più facile il lavoro del barone Hugo Van LaWick, che per alcuni mesi ne ha studiato il comportamento. Il barone è anche un abile fotografo di animali. Il lavoro di questo gruppo di studio è ben coordinato. Nell'accampamento, sulla sponda del lago Lgarya, si è lavorato febbrilmente allo studio dei poco noti costumi del licaone. HugoVan Lawick invitò al suo accampamento e guidò alle tane dei licaoni la spedizione naturalistica di cui si vengono riferendo le impressioni. Molte delle notizie qui di seguito esposte provengono direttamente dalle scoperte del barone; esse permettono di correggere alcuni luoghi comuni ripetuti sistematicamente sul conto del licaone. |